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Negli ultimi decenni, l'atteggiamento degli italiani nei confronti del cibo e dei prodotti alimentari si è profondamente modificato, sotto la spinta di sollecitazioni diverse.
I legami con la civiltà rurale del passato sono stati definitivamente recisi, anche se la memoria idealizzata di quella civiltà è rimasta nell'immaginario collettivo: se non altro, alimentata dalla pubblicità che così spesso batte sul testo di ciò che è naturale, genuino, fatto come un tempo e induce a percepirlo comunque come un valore aggiunto.
La grande distribuzione, straordinaria novità degli ulimi 40 anni in Italia ha sprovincializzato i gusti e ampliato gli scenari, introducendo una maggior concorrenza grazie all'importazione di prodotti stranieri, e permettendo a un grandissimo numero di persone di conoscere le tradizioni (alimentari e non solo) dei diversi territori. E ancora: la moderna cultura del corpo ha influenzato le idee sull'alimentazione, specie nelle giovani generazoni, per altri versi tuttavia preda delle mode alimentari provenienti dal mondo anglosassone; lo stile di vita delle grandi città ha intaccato, anche se non ha sconfitto, il modello italiano di convivialità, il gusto dello "stare a tavola" e del mangiare insieme.
Su un altro piano, del tutto diverso, il quadro legislativo italiano ed europeo che regola la produzione e la distribuzione degli alimenti è diventato estremamente complesso, nella ricerca progressiva di un assetto capace di fornire garanzie al consumatore e ai produttori.
Ovviamente, tutti questi fenomeni hanno interessato e continuano a interessare anche il settore del consumo e della produzione dell'olio d'oliva, che segue più o meno, con qualche tempo di ritardo, la falsariga del settore vitivinicolo. Ancora pochissimi decenni fa, chi avrebbe pensato a corsi e a scuole di assaggiatori per l'olio, all'individuazione di un lessico per la definizione dei caratteri organolettici dell'olio di oliva, a disciplinari e a normative europee?
Di fronte a queste sfide, un'impresa di dimensioni medio-
A questa filosofia si è ispirata anche la nostra politica promozionale e (possiamo dirlo con legittimo orgoglio) culturale: una politica fatta anche di libri oltre che di sostegno a manifestazioni varie (sportive e popolari). Non è la prima volta infatti che l'azienda Turri sponsorizza e finanzia una pubblicazione dedicata alla storia dell'olivicoltura e dell'olio. Al volumetto 'Olio ed Olivi nel Garda veronese' (1994) e al successivo 'Il garda Oliandolo' (2004), si affianca ora questa ricerca, per molti aspetti ancor più mpegnativa della precedente, ma di eguale soddisfazione.
Dall'introdudione e dai diversi saggi qui nuovamente editi risalta infatti la ricchezza e la varietà straordinaria del ruolo svolto dall'olivo e dall'olio di oliva nel medioevo italiano: il segno incisivo e armonioso col quale gli oliveti segnano il paesaggio rurale, le tecniche adottate dai coltivatori e dai produttori, l'organizzazione del commercio e della distribuzione, l'uso dell'olio dell'alimentazione, nella liturgia, nella medicina, nell'industria...
Tanti aspetti che rinviano anche a problemi attualissimi, tanti fili che legano il passato al presente. Ne viene a noi la convinzione di lavorare all'interno di un progetto e di una tradizione antica, con un ruolo diverso ma con obbiettivi non dissonanti da quelli degli studiosi che hanno scritto queste ricerche e le hanno raccolte e ripubblicate.
Giancarlo Turri
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